La foglia,
senza sapere che è morta,
cambia la curvatura della sua periferia
e declina
con il rigore dei cristalli d’acqua,
nell’universo di ciò che nasce.
Nella sua memoria di caduta,
orfana, accelera il crollo del suo teschio;
ritorna fango
e aggiunge il nettare del suo processo
nel poro sotterraneo
di qualche radice materna.
E nel suo lungo viaggio
di morta fatta goccia,
senza rendersi conto
del suo tragico progredire,
torna alla coppa del ramo
in un gesto di insurrezione instancabile,
si moltiplica
e ripete la sua impresa mortale.
(Traduzione dal castigliano di Elisabetta Lasagna)